martedì 8 marzo 2022




In occasione dell' 8 Marzo, regalati e regala un gesto che fa ripartire la vita di molte donne in Afganistan.

Fondazione Pangea Onlus opera a Kabul dal 2003 e ora più che mai ha bisogno di qualsiasi nostro contributo. In questi diciannove anni ha coinvolto nei suoi progetti più di 7000 donne e 60000 bambini.

Dall’agosto 2021 la situazione in Afghanistan è cambiata: i talebani hanno assunto il potere e nel paese regna paura e forte instabilità economica e sociale.

Le donne, pagano le spese più alte: diritti negati, cura dei figli malnutriti, impossibilità di lavorare e di muoversi liberamente. Molte madri per non vendere i propri figli si ritrovano a vendere i propri organi. La popolazione è stremata, l'inverno fortunatamente sta finendo ma la temperatura è arrivata anche a -20.

Pangea non si è mai fermata e grazie ai volontari ha iniziato una distribuzione mensile di un pacco alimentare contenete anche beni di prima necessità. Questo progetto partito da Kabul,  adesso ha raggiunto 7 province.

Attualmente il pacco arriva a queste tipologie di famiglie:
Famiglie donne sole con bambini
Famiglie con bambini sordi
Famiglie con componenti disabili o con problemi di salute importanti
Famiglie senza reddito
Famiglie con molti bambini piccoli
Famiglie minacciate dai talebani e che vivono nascoste
Famiglie con persone LGBT

Il pacco contiene:
50 kg di farina
7 kg di fagioli
10 l di olio da cucina
21 kg di riso
7 kg di zucchero
sapone
the
Un sacco di carbone per il riscaldamento.

La distribuzione degli aiuti umanitari è possibile grazie ad ognuno di noi. Non ci resta che collegarci al sito: Pangea Onlus 


domenica 6 febbraio 2022



Il cambiamento culturale passa anche dalla tv. in questo Sanremo abbiamo sentito parole potenti di artisti molto amati.

Coraline dei Maneskin è una canzone che tratta l'adolescenza e della sua complessità che vive una bambina prima e una donna poi. In tutta la canzone c’è la voglia di agire al di là dei momenti bui che creano un senso di sfiducia. Neanche l’arrivo di un uomo con tutto l’amore che può dare non riuscirà a scalfire quel muro di dolore creato per proteggersi.
Una fiaba senza lieto fine, la principessa non viene salvata dal cavaliere ma si chiude in una inerzia che spaventa noi adulti che ma rischia di far presa nei giovani. Basta pensare che l’Italia è la prima nazione europea per numero di ragazzi che decidono di non studiare e di non cercare lavoro. Una reazione all’angoscia e alla mancanza di visione di nuove opportunità.


 Drusilla Foer da una grande lezione sulla comunicazione non violenta.
“Non voglio ammorbarvi a quest’ora con parole sulla fluidità, sull'integrazione, sulla diversità. Diversità non mi piace perché ha in sé qualcosa di comparativo e una distanza che proprio non mi convince. Quando la verbalizzo sento sempre di tradire qualcosa che penso o sento. Le parole sono come le amanti quando non si amano più vanno cambiate subito. Un termine in sostituzione potrebbe essere unicità, perché tutti noi siamo capaci di coglierla nell’altro e pensiamo di esserlo. Per niente, perché per comprendere la propria unicità è necessario capire di cosa è composta, di cosa siamo fatti. Di cose belle: le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti. Ma talenti e convinzioni devono essere curati. Non è facile entrare in contatto con la propria unicità ma un modo lo avrei: si prendono per mano tutte le cose che ci abitano e si portano in alto, si sollevano insieme a noi, nella purezza dell’aria, in un grande abbraccio innamorato e gridiamo: “che bellezza tutte queste cose sono io”. Sarà una ficata pazzesca e sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità e a quel punto io credo che sarà più probabile aprirsi e uscire da questo stato di conflitto che ci allontana. Sono una persona molto fortunata a essere qui ma vi chiederei un altro regalo: date un senso alla mia presenza su questo palco e tentiamo il vero atto rivoluzionario, che è l’ascolto, di se stessi e degli altri.”

sabato 5 febbraio 2022





Bovarismo è un termine che viene dal romanzo “Madame Bovary” di Flaubert, viene usato che descrive quel tipo di atteggiamento psicologico per cui ci affidiamo alla fantasia, e costruiamo una personalità diversa da quella reale dando vita ad un falso se che a lungo andare ci da un senso di smarrimento e vuoto. Questo è quello che a volte accade nei social. Si inventa una vita che vorrei aumentando le frustrazioni e rimanendo imprigionati nella virtualità.




Riporto le parole di un uomo che sta seguendo un percorso terapeutico "Ho capito di amarla veramente e non di vederla come mia proprietà quando mi sono reso conto di doverla proteggere da me”. L’essere umano può cambiare, ha risorse per farlo, ha le capacità. Con un lungo e profondo lavoro su se stesso l’uomo creatore di violenza può diventare uomo di gentilezza. Dobbiamo lavorare su un nuovo vocabolario emotivo come ho già dichiarato su una intervista il mese di Novembre 2021.



 

mercoledì 2 febbraio 2022


Se davvero la sofferenza impartisse
lezioni, il mondo sarebbe popolato
da soli saggi. E invece il dolore non
ha nulla da insegnare a chi non trova
il coraggio e la forza di starlo ad ascoltare.
Sigmund Freud

martedì 11 gennaio 2022

I cambiamenti culturali passano anche attraverso i cartoon





Betty Boop è un celebre personaggio del mondo dell'animazione, degli anni 1932-1939. Ideato nel 1930, e realizzata nel 1932, dalla fantasia prolifica e irriverente dei fratelli Fleischer. Nei primi anni trenta, ebbe la voce dell'attrice Ann Little.
La figura di Betty irruppe con una carica erotica imprevedibile nel panorama dell'animazione americana, punteggiata da bambini tondeggianti e animali parlanti. È la tipica flapper, cioè la ragazza alla moda del periodo jazz, irriverente e maliziosamente mascolina. Porta il taglio di capelli più alla moda del periodo, corti e frangiati, indossa un vestitino succinto che lascia scoperte le spalle e la giarrettiera, e pare più che consapevole del suo sex appeal ma è anche fornita di una buona dose di auto-ironia.
Compare per la prima volta il 9 agosto 1930 nel cartone in bianco e nero di 6 minuti Dizzy Dishes, ma sotto forma di barboncina, nel 1932 compare per la prima volta come umana nel cortometraggio Bamboo Isle. Una figura a tal punto sovversiva, ispirata alla celebre cantante molto popolare negli anni '20 Helen Kane, non poteva durare a lungo. Dapprima le fu affiancato Koko il Clown, in seguito Bimbo, un cucciolo di cane, e infine Grumpy, un arzillo vecchietto, nel tentativo di stemperare i toni del cartone.
Betty Boop è considerata come una dei primi e più famosi sex symbol dell'animazione cinematografica. Simbolo degli anni della Grande Depressione, ci porta alla mente gli spensierati anni dell'età del Jazz. La sua popolarità, Betty Boop la deve soprattutto al fatto di essersi rivolta a un pubblico adulto che intercettava, nelle sue storie apparentemente surreali, segnali ed elementi sessuali e psicologici.
Clara Bow (1930)
In Minnie the Moocher, risalta il personaggio di Betty come quello di un'adolescente dell'era moderna, in contrasto con i modi di un mondo vecchio come quello dei suoi genitori. Il cortometraggio di Dave Fleischer prende il titolo dalla celebre canzone di Cab Calloway e narra la storia di una ragazza che scappa di casa e affronta i pericoli della notte. Vediamo la fanciulla tra folle di spettri piena di paura viviamo inquietanti suggestioni e visioni di morte. Il ritorno a casa finale si conforma pienamente alla morale dell'epoca, ma il film resta senza dubbio moderno ed innovativo.
Nel 1932, la cantante Helen Kane fece causa a Fleischer e alla Paramount Publix Corporation per 250.000 dollari, per aver sfruttato con una deliberata caricatura la sua immagine e la sua personalità. Fleischer si difese sostenendo che il suo era un personaggio di pura fantasia. In realtà, la Kane non era l'unico modello di Betty Boop: anche Clara Bow, la star della Paramount, poteva essere considerata come una Betty Boop reale. Le accuse di Helen Kane si basavano sul modo di parlare e cantare del cartoon, che richiamava un modo di parlare molto particolare che caratterizzava la Kane. Al processo, venne dimostrato che la cantante aveva assistito anni prima a una esibizione al Cotton Club di Baby Esther, un'artista afro americana che utilizzava la medesima tecnica che si richiamava al linguaggio dei bambini. Per il giudice, la "tecnica baby" per il canto non era nata con la Kane, per cui la cantante perse la causa.
Nel 1934 le proteste del pubblico conservatore e l'applicazione del Codice Hays costrinsero Betty a dedicarsi alle faccende domestiche e ad accudire animali, sostituendo la storica mise con abiti castigati, e questa fu la sua fine. Abbandonò gli schermi nel 1939.