Mi ci vorrebbe una vacanza dalla vacanza.Perché continuiamo a fare il solito errore?
Settembre si avvicina e puntualmente scatta la solita domanda dei colleghi o degli amici: «Allora, che hai fatto di bello? Sei stato in quel posto nuovo? Hai fatto quell'escursione incredibile?».
E tu, magari, ti ritrovi a rispondere con un po' di timidezza: «No, sono tornato nel solito posto di sempre. Mare, lettino, soliti ritmi, nessuna avventure».
C’è un'idea molto diffusa secondo cui la "vera" vacanza debba essere per forza un’esperienza straordinaria: viaggi itineranti, 20.000 passi al giorno, monumenti da spuntare su una lista, fusi orari da superare. Ma la realtà è che moltissime persone tornano da questo tipo di ferie più stanche di quando sono partite, pronunciando la classica frase: «Ora mi ci vorrebbe una vacanza dalla vacanza!».
Se quest'anno hai scelto "stare", hai scelto la routine e la familiarità del "solito posto", non ti stai privando di qualcosa: stai facendo un atto di auto-cura psicologica straordinariamente intelligente.
Ecco cosa accade nella nostra mente quando scegliamo una vacanza rassicurante e in un posto già conosciuto.
1. Si abbassa il "carico cognitivo"
Ogni volta che ti trovi in un posto nuovo, il tuo cervello deve lavorare a pieno regime per elaborare gli stimoli: dove mangiare, come orientarti, capire una lingua o una cultura diversa, gestire gli imprevisti. Questo processo richiede un enorme dispendio di energia mentale.
Tornare nel solito posto significa muoversi in un ambiente che il cervello conosce già come sicuro e prevedibile. Il carico cognitivo è minimo. Non devi prendere decisioni: sai già qual è il bar migliore per il caffè, dove si trova la spiaggia più tranquilla e a che ora c'è ombra. Questo si chiama spazio di decompressione.
2. Il bisogno neurologico di "Familiarità"
La novità è stimolante, ma la familiarità è rigenerante. In psicologia, la prevedibilità di un ambiente permette al nostro sistema nervoso simpatico (quello che attiva la risposta di "attacco o fuga" e la vigilanza da stress) di disattivarsi completamente, lasciando spazio al sistema parasimpatico. È solo in questo stato che il corpo e la mente recuperano davvero a livello fisiologico: il sonno migliora, la pressione sanguigna si regola e la tensioni muscolari si sciolgono.
3. Il mito della "Performance" da vacanza
Viviamo in una società che ci chiede di essere produttivi 11 mesi all'anno. Il rischio è applicare la stessa mentalità prestazionale anche alle vacanze: dobbiamo fare, vedere, fotografare, sfruttare ogni secondo.
Scegliere di non fare nulla — o di fare solo cose estremamente riposanti — è una forma di resistenza al mito dell'efficienza a tutti i costi. Reimparare il valore dell'ozio molto conosciuto e apprezzato dai latini.
L'ozio non è pigrizia, è la base per la salute mentale.
4. Spazio per il "Default Mode Network"
Quando siamo costantemente impegnati ad assorbire nuove informazioni o a gestire itinerari di viaggio, il nostro cervello lavora sulla concentrazione esterna. Quando invece ci rilassiamo in un contesto familiare e facciamo attività ripetitive o riposanti (guardare il mare, passeggiare lungo lo stesso sentiero, leggere sotto l'ombrellone), si attiva il Default Mode Network (DMN).
Questa rete cerebrale si accende quando la mente è a riposo ed è fondamentale per l'introspezione, l'elaborazione delle emozioni, la memoria a lungo termine e la creatività! Non è un caso se le idee migliori arrivano spesso proprio quando "non stiamo facendo niente".
In conclusione
Se al rientro dalle vacanze ti senti riposato, allora hai fatto la vacanza perfetta, a prescindere da quanti chilometri hai percorso o da quante novità hai visto.
La prossima volta che qualcuno ti farà sentire "poco avventuroso" per aver scelto il solito posto, sorridi e ricorda a te stesso che la vera avventura, a volte, è semplicemente riuscire a riposare.


