lunedì 15 settembre 2014
martedì 9 settembre 2014
giovedì 21 agosto 2014
Francesco Mastinu presenta il libro “Polvere”
Verrà presentato
domani, presso il ristorante Cafè Noir, il libro “Polvere” di Francesco Mastinu: la
tormentata storia d'amore tra Rino e Bustianu, nella vecchia Sardegna degli
anni cinquanta
21/08/2014 - La goccia & Fresco di Web
CASTIGLIONE DEL LAGO ‒
Appuntamento
a domani, venerdì 22 agosto alle 18,30 presso il ristorante Cafe Noir
di Castiglione del lago per la presentazione del nuovo libro di Francesco
Mastinu, intitolato "Polvere".
Alla presentazione dello scritto saranno presenti, oltre all'autore, alcune
delegazioni delle associazioni Lgbt, la dottoressa psicologa e
psicoterapeuta Lucia Magionami specializzata in violenze familiari e rapporti
di genere, il giornalista Fernando Jaramillo Estrada del Smrtv Sistema
messicano radio televisivo, e l'attore Mirko Revoyera che leggerà alcuni
brani tratti dal libro.
"Polvere" racconta la tormentata storia d'amore tra Rino e Bustianu, nella Sardegna degli anni cinquanta, quando una storia d'amore tra due uomini era quasi impossibile.
«Vorrei accarezzare ancora il tuo viso, poter soffiare via la polvere che si è annidata nei pochi ricordi che mi rimangono di te, ma la vita mi ha rubato anche il fiato».
«Ci sono dei ricordi che rimangono stampati in modo indelebile nel cuore, marchiandone a fuoco tutti i battiti» con queste parole e con questa certezza, il vecchio Rino parla dell'amore che non ha mai dimenticato, neanche quando era talmente tanto lontano da non riuscire a intravedere i confini dei suoi sentimenti.
Al termine della presentazione, sarà possibile un confronto con l'autore, che si fermerà a cena con gli intervenuti.
Per l'occasione, verrà offerto un menù di degustazione di piatti tipici umbri a 15 euro a persona.
"Polvere" racconta la tormentata storia d'amore tra Rino e Bustianu, nella Sardegna degli anni cinquanta, quando una storia d'amore tra due uomini era quasi impossibile.
«Vorrei accarezzare ancora il tuo viso, poter soffiare via la polvere che si è annidata nei pochi ricordi che mi rimangono di te, ma la vita mi ha rubato anche il fiato».
«Ci sono dei ricordi che rimangono stampati in modo indelebile nel cuore, marchiandone a fuoco tutti i battiti» con queste parole e con questa certezza, il vecchio Rino parla dell'amore che non ha mai dimenticato, neanche quando era talmente tanto lontano da non riuscire a intravedere i confini dei suoi sentimenti.
Al termine della presentazione, sarà possibile un confronto con l'autore, che si fermerà a cena con gli intervenuti.
Per l'occasione, verrà offerto un menù di degustazione di piatti tipici umbri a 15 euro a persona.
21/08/2014 - La goccia & Fresco di Web
giovedì 14 agosto 2014
STREGATI DAL CIBO
Il prossimo
evento "V Week End de Il Bucaneve", che si terrà il 30/31 agosto a Castiglione del Lago, sarà un viaggio verso il mondo del cibo e con il cibo,
nel suo valore simbolico, emotivo, culturale e religioso, attraverso la visione
di quadri di alcuni grandi artisti, attraverso la lettura di opere letterarie
fino ad arrivare ai giorni d'oggi in cui si andranno ad esaminare gli aspetti
del cibo e la funzione sociale che ha nelle trasmissioni televisive e nelle
pubblicità.
Il "piatto" è una propria lingua, è altro che la naturale conseguenza biologica della sensazione di fame che richiede l'intervento di riconoscere i segnali e rispondere adeguatamente.
- Lucia Magionami
venerdì 8 agosto 2014
Tanoressia, quando l'abbronzatura diventa un'ossessione
Come tutte le dipendenze porta a non sentirsi mai adeguati, con stati d'ansia e disagio È un problema socio-comportamentale in aumento fra i giovani che ha radici nella propria autostima.
Il Novecento in genere e soprattutto il successivo nuovo millennio hanno portato molti mutamenti politici, economici e soprattutto sociali. Questi cambiamenti hanno radicalmente stravolto il gusto estetico e condizionato le persone a tal punto che perfino i nostri canoni di bellezza sono stati fortemente modificati.
Le trasformazioni che hanno investito la società possono essere sicuramente ricondotte alla sfera della moda e dell'apparire in quanto ogni individuo fa sempre più adesione a canoni di bellezza dettati dai mass media impegnati nella promozione commerciale di abbigliamento, accessori e cosmesi. Per questo motivo la maggior parte delle persone inseguono sempre di più un'apparenza che vede soggetti magri, tonici e, ultimamente, abbronzati in ogni stagione dell'anno.
Tuttavia, come in tutte le società, alcuni individui più fragili propongono, per se stessi e per gli altri, una visione distorta di alcuni atteggiamenti che possono portare a un eccesso e, proprio tra questi ultimi, l'abbronzatura può diventare una vera e propria ossessione al punto da sfociare in patologia. Questo disagio prende il nome di tanoressia ossia una compulsione ossessiva ad esporsi in maniera esagerata al sole non tenendo in considerazione gli effetti negativi di una pratica estetica non sempre propriamente adeguata alla salute umana. L'abbronzatura diviene un bisogno esagerato per sentirsi bene e belli fino ad innescare un pensiero ricorrente che porta a una esposizione eccessiva del sole o delle lampade abbronzanti.
La pelle, senza essere particolarmente tinta dal sole, porta queste persone a sentirsi ansiose e a disagio nello stare con gli altri e con se stessi. La tanoressia, come tutte le dipendenze, porta a non vedersi mai adeguati e l'abbronzatura non raggiunge mai il grado di soddisfazione desiderato. Le vittime di questa dipendenza, quindi, si sottopongono ad esposizioni solari senza alcune protezione e, per raggiungere questo scopo, molte volte accelerano tale processo con l'aiuto di prodotti stimolatori di melatonina. La tanoressia, quindi, crea nel soggetto un pensiero ricorrente in cui si insidia anche il tentativo di interrompere questo atteggiamento ma, il più delle volte, senza successo e con l'aggravante del senso di colpa conseguente il fallimento.
Per cercare di prevenire questo disagio, emergente tra le persone più giovani, come rilevato da uno studio condotto dall'Università Federico II di Napoli, sarebbe bene anticipare il sorgere del problema con un'informazione corretta e un'incisiva sensibilizzazione sulla modalità di esposizione ai raggi solari. Questa dipendenza, infatti, dovrebbe essere letta come un disagio che indica qualcosa di psicologicamente più profondo in cui intervenire con modalità che rinforzano il sé e la propria autostima.
Poiché, come detto, il problema è socio-comportamentale, un'efficace campagna di sensibilizzazione e informazione dunque dovrebbe essere accompagnata da un opportuno controllo e correzione dei messaggi pubblicitari che vengono trasmessi da riviste, giornali, televisione e cinema, evitando l'esaltazione di modelli di bellezza sbagliati che attecchiscono in soggetti più deboli e fragili che vedono, in una serie di esasperazioni quali appunto una pelle abbronzatissima, uno status-simbol appagante che distoglie l'attenzione dal malessere più profondo.
Lucia Magionami
psicologa e psicoterapeuta
fonte: Fresco di web
Il Novecento in genere e soprattutto il successivo nuovo millennio hanno portato molti mutamenti politici, economici e soprattutto sociali. Questi cambiamenti hanno radicalmente stravolto il gusto estetico e condizionato le persone a tal punto che perfino i nostri canoni di bellezza sono stati fortemente modificati.
Le trasformazioni che hanno investito la società possono essere sicuramente ricondotte alla sfera della moda e dell'apparire in quanto ogni individuo fa sempre più adesione a canoni di bellezza dettati dai mass media impegnati nella promozione commerciale di abbigliamento, accessori e cosmesi. Per questo motivo la maggior parte delle persone inseguono sempre di più un'apparenza che vede soggetti magri, tonici e, ultimamente, abbronzati in ogni stagione dell'anno.
Tuttavia, come in tutte le società, alcuni individui più fragili propongono, per se stessi e per gli altri, una visione distorta di alcuni atteggiamenti che possono portare a un eccesso e, proprio tra questi ultimi, l'abbronzatura può diventare una vera e propria ossessione al punto da sfociare in patologia. Questo disagio prende il nome di tanoressia ossia una compulsione ossessiva ad esporsi in maniera esagerata al sole non tenendo in considerazione gli effetti negativi di una pratica estetica non sempre propriamente adeguata alla salute umana. L'abbronzatura diviene un bisogno esagerato per sentirsi bene e belli fino ad innescare un pensiero ricorrente che porta a una esposizione eccessiva del sole o delle lampade abbronzanti.
La pelle, senza essere particolarmente tinta dal sole, porta queste persone a sentirsi ansiose e a disagio nello stare con gli altri e con se stessi. La tanoressia, come tutte le dipendenze, porta a non vedersi mai adeguati e l'abbronzatura non raggiunge mai il grado di soddisfazione desiderato. Le vittime di questa dipendenza, quindi, si sottopongono ad esposizioni solari senza alcune protezione e, per raggiungere questo scopo, molte volte accelerano tale processo con l'aiuto di prodotti stimolatori di melatonina. La tanoressia, quindi, crea nel soggetto un pensiero ricorrente in cui si insidia anche il tentativo di interrompere questo atteggiamento ma, il più delle volte, senza successo e con l'aggravante del senso di colpa conseguente il fallimento.
Per cercare di prevenire questo disagio, emergente tra le persone più giovani, come rilevato da uno studio condotto dall'Università Federico II di Napoli, sarebbe bene anticipare il sorgere del problema con un'informazione corretta e un'incisiva sensibilizzazione sulla modalità di esposizione ai raggi solari. Questa dipendenza, infatti, dovrebbe essere letta come un disagio che indica qualcosa di psicologicamente più profondo in cui intervenire con modalità che rinforzano il sé e la propria autostima.
Poiché, come detto, il problema è socio-comportamentale, un'efficace campagna di sensibilizzazione e informazione dunque dovrebbe essere accompagnata da un opportuno controllo e correzione dei messaggi pubblicitari che vengono trasmessi da riviste, giornali, televisione e cinema, evitando l'esaltazione di modelli di bellezza sbagliati che attecchiscono in soggetti più deboli e fragili che vedono, in una serie di esasperazioni quali appunto una pelle abbronzatissima, uno status-simbol appagante che distoglie l'attenzione dal malessere più profondo.
Lucia Magionami
psicologa e psicoterapeuta
fonte: Fresco di web
giovedì 31 luglio 2014
Le cause del disturbo dell’alimentazione
I Disturbi del Comportamento Alimentare, nei ragazzi e nelle ragazze, non solo come problemi di scarsa volontà, ma soprattutto di relazione con sé stessi e con il mondo circostante
Un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA), si manifesta come un problema del cibo, ma in realtà è un uso del cibo come tentativo di soluzione di altri problemi. Problemi legati alle emozioni, alle relazioni, al rapporto con il proprio corpo. Una ragazza, o un ragazzo, inizia una dieta perché non si piace, crede che riuscendo a raggiungere un determinato peso diventerà magicamente felice, sarà ad esempio accettata o accettato dagli amici, avrà riconoscimenti nel gruppo. Si vede brutta, o brutto, se non è magra, senza alcun valore se non ha un corpo perfetto, e tutta la attenzione ruota intorno a cosa mangiare, cosa eliminare, al calcolo delle calorie assunte e alle pratiche di eliminazione. Il cibo non è più un alimento ma diviene un indicatore delle proprie capacità, del proprio potere e controllo, della propria autonomia, della propria forza. Diventa un segnale per manifestare un disagio, assume il valore di comunicazione di un'inquietudine interna. Inizialmente la persona vede solo l'aspetto positivo del suo comportamento, non ha la sensazione di avere un problema, anzi, semmai il problema è di chi si preoccupa "per niente".
Solo successivamente si rende conto di non condurre più il "gioco" e inizia a sentirsi vittima di esso. Solo allora sorge in lei la sensazione di avere un problema, di aver perso il controllo. Inizia a sentirsi debole, fragile, senza valore. Gli stessi motivi che all'inizio l'avevano portata a cercare la soluzione nel controllo del peso sono ora il problema. Un DCA non è quindi un banale problema di scarsa volontà ma di relazione con se stessi e con il mondo circostante.
Dott.ssa Lucia Magionami
Psicologa-Psicoterapeuta
luciamagionami.blogspot.com
29/07/2014 frescodiweb.it
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