Dietro la tragedia di Milano: la solitudine di chi cura e il fallimento di uno Stato assente
La notizia arrivata ieri da Milano "la figlia che per sfinimento e disperazione finisce per legare e soffocare il padre di 87 anni, malato di demenza e allettato, perché non sapeva più come gestirne le urla" fa orrore.
Ma fa ancora più paura se si ha il coraggio di guardare oltre il titolo di cronaca nera.
Subito partono i processi che ognuno di noi scrive dietro una tastiera all'interno della protezione delle mura di casa. È facilissimo giudicare, puntare il dito e fare la morale quando si guarda la realtà dal di fuori. È facile trovare soluzioni semplici a problemi complessi e mostruosi. La realtà spesso è profondamente diversa.
Una delle verità che non vengono prese in considerazione è che i caregiver, i familiari che assistono malati cronici, non autosufficienti o affetti da demenze gravi, sono completamente soli.
Gestire 24 ore su 24 una persona che ha perso la lucidità, che urla, che non riconosce più nessuno, significa entrare in un tunnel di esaurimento fisico e mentale totale (il cosiddetto burden). È un carico insostenibile, dove chi aiuta non stacca mai anche quando non è fisicamente presente poichè il pensiero rimane costante e la sua vita viene annullata: bisogna lavorare per sopravvivere, pagare le bollette e, nello stesso tempo, fare da infermieri, assistenti sociali e badanti senza avere le competenze, i soldi o un aiuto reale.
Lo Stato è quasi del tutto assente e continua a e tagliare i fondi alla sanità pubblica e all'assistenza domiciliare alla sanità pubblica privatizzando e finanziandole guerre.
Quando le istituzioni non sono presenti il messaggio le famiglie rimangono sole e cominciano a icombattere una guerra quotidiana contro la malattia, organizzando turni insieme a "badanti" senza tregua e senza un supporto psicologico o economico adeguato.
Poi c'è il pregiudizo culturale che incombe tra parenti, vicini: le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) chiamate ancora in alcune zone di Italia "le case per i poveri vecchi". Tutte quelle famiglie che decidono di proteggere il proprio caro, ridandogli dignità, un posto adeguato per le loro esigenze scatta il giudizio feroce di quella parte di società ignorante.
Emerge nel familiare o nei familiari caregiver il senso di colpa di averlo "abbandonando". Superato questo sentimento c'è la retta da pagare che possiamo senza giudizio chiamare proibitiva. Una struttura dignitosa è un lusso per pochi, mentre le liste d'attesa nel pubblico sono infinite.
Prima di condannare senza appello, Giovanna Jacob con l'accusa di omicidio aggravato per aver ucciso il padre Carlo dovremmo chiederci che tipo di società siamo diventati. Una società che spende miliardi in armi e lascia le famiglie sole davanti alla vecchiaia, alla malattia e alla morte, ha già fallito.
La tragedia di Milano non è solo il dramma di una persona, ma il sintomo di una malattia sociale e collettiva. Quando la cura diventa un peso insostenibile e invisibile, la linea sottile tra l'amore, la disperazione e il collasso mentale può spezzarsi da un momento all'altro. E fare finta di nulla e giudicare è la condanna più grande che possiamo infliggere a chi resta.

Nessun commento:
Posta un commento